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Far bene la scuola


Una scuola dell'Etica e del rispetto

Una scuola dell'Etica e del rispetto - Insegnanti Efficaci

 

far bene la scuola fa bene alla scuola 

una scuola dell’etica e del rispetto  

 anche nella pratica della “comunicazione efficace” 

Pensieri, parole,  azioni 

alla luce delle teorie di  Howard Gardner 

a cura di Adriano Lonza

a.lonza52@libero.it 


Sintesi 


La scuola secondo la Costituzione italiana deve “accogliere e promuovere”. Gli  “insegnanti significativi” sanno operare secondo questo criterio e stile per costruire l'autostima degli alunni, conquistare la loro fiducia e motivarli ad apprendere. In un’ottica della “comunicazione efficace” ci si dovrebbe impegnare a comprendere, tramite l’analisi dei fatti e dei vissuti delle persone, i profondi mutamenti del nostro tempo, per rispondere tangibilmente e attivamente ai bisogni e alle aspettative della società contemporanea. L’affidabilità professionale è fondamentale nell'ambiente scolastico, nei confronti sia dei colleghi,  - perché c'è bisogno di poter contare l'uno sull'altro, - sia degli alunni - perché serve a conquistare il loro rispetto, la loro fiducia e la loro confidenza-.


 

La scuola, secondo la Costituzione italiana, deve “accogliere e promuovere”. Il compito dell’insegnante, però, oggi è impegnativo e stressante e solo  la collaborazione e il sostegno reciproco aiutano a creare quel clima che consente il conseguimento di buoni e continuativi risultati. Il lavoro di squadra tra tutti i colleghi, infatti, è necessario per assicurare un criterio integrato e coerente che indichi agli allievi, senza contraddizioni, il senso di quello che apprendono. Inoltre,  se i docenti riescono ad entrare in sintonia con ciascun alunno, sono in grado anche di strutturare correttamente gli approcci all’insegnamento e di adattare le loro discipline, tenendo conto delle debolezze e dei  punti di forza che posseggono.  Solo in questo modo può essere ottimizzata l’esperienza e la creatività di tutti. 

Il lavoro di squadra, che è uno dei modi per operare nella comunicazione efficace, si rivela utile non solo per la scuola ma  anche per la vita. Attraverso di esso si acquisisce il senso di appartenenza alla comunità e si impara a relazionarsi agli altri, che è fondamentale nell’esistenza e nel lavoro. Quando questa caratteristica professionale è espressa in modo forte dagli insegnanti, si trasmette l’etica del rispetto e la scuola diventa un punto di riferimento importante per gli alunni e per il territorio circostante. In questo modo, si possono trasmettere valori di ampio respiro. Inoltre, saper tenere contatti efficaci con genitori e colleghi fa acquisire una comprensione più profonda degli allievi, necessaria a promuovere le loro personalità in forma integrale.  

Gli  “insegnanti significativi” sanno utilizzare questa capacità di comprensione per costruire l'autostima dei loro alunni, conquistare la loro fiducia e motivarli ad apprendere, sanno attivare entusiasmi ed interessi, che usano come molla per approfondire ed ampliare i processi di apprendimento. Qualsiasi bambino si sente valorizzato quando viene sinceramente compreso, e quando gli adulti di riferimento si interessano a lui. La comprensione verso gli altri, secondo uno stile e un criterio “centrati sulla persona” costituisce, anche un significativo modello di comportamento per gli alunni e per tutti coloro che sono coinvolti nella fruizione del servizio. L’attenzione cordiale nei confronti degli altri e la considerazione del loro punto di vista concorre a costruire un comune impegno per modificare positivamente l'azione formativa.

In un’ottica della “comunicazione efficace”  ci si dovrebbe impegnare a comprendere, tramite l’analisi dei fatti e delle esperienze delle persone, i profondi mutamenti del nostro tempo, per rispondere tangibilmente e attivamente ai bisogni e alle aspettative della società contemporanea. Occorre, inoltre, aver fiducia nella capacità di ogni persona creando le opportunità per attivare un processo di ricerca che convalidi, tramite la verifica, le condizioni relazionali che facilitano il cammino verso l’autorealizzazione. Perciò l’affidabilità professionale è fondamentale nell'ambiente scolastico,  nei confronti sia dei colleghi,  - perché c'è bisogno di poter contare l'uno sull'altro -  sia per gli alunni - perché serve a conquistare il loro rispetto, la loro fiducia e la loro confidenza - .

Quali capacità intellettuali, allora, bisogna possedere per operare validamente nel contesto scolastico?

·       Capacità di analisi, ovvero, il saper  pensare in modo logico, scomporre la realtà e riconoscere le cause e gli effetti. Attraverso il lavoro di analisi gli insegnanti dimostrano praticamente agli alunni l'importanza dell'approccio logico, inducendoli a interrogarsi sul motivo che ha consentito ad alcuni aspetti di essere valorizzati più e meglio. I docenti acquistano, così, un atteggiamento flessibile e riescono a migliorare, anno dopo anno, la loro pratica professionale; 

·       capacità di sintesi, ovvero il saper riconoscere i disegni complessivi e i collegamenti, anche tra moltissimi dettagli. Una docenza efficace richiede che la lezione sia sviluppata con  progetti  e modalità che diano agli alunni una percezione ampia dei concetti e l’intuizione della continuità. Infine è di grande rilevanza la capacità di chiarire e semplificare idee complesse e di saperle comunicare, perché gli alunni si perfezionano se intendono in pieno i concezioni e i contenuti della materia. 

Da qui l’attualità e l’importanza delle teorie di Howard Gardner.

 

 

 

 

Gardner e la teoria delle intelligenze multiple 

un concetto che potrebbe valere per insegnanti ed alunni 

Howard Gardner, psicologo americano nato nel 1943, è considerato il principale rappresentante della teoria delle intelligenze multiple. Entrò all'Università di Harvard nel 1961, conseguendo il dottorato, specializzandosi successivamente in psicologia dell'età evolutiva e in neuropsicologia. Nel 1986 ha cominciato ad insegnare alla Facoltà di Scienze a Harvard, collaborando contemporaneamente al Progetto Zero, un gruppo di ricerca sulla formazione della conoscenza, che riconosce grande importanza alle arti. Nel corso degli anni, Gardner, oltre ad elaborare la teoria delle intelligenze multiple, si è occupato dello sviluppo delle capacità artistiche nei bambini e dell'ideazione di strumenti per migliorare l'apprendimento e la creatività attraverso forme di insegnamento e di valutazione maggiormente personalizzata. 

 

Secondo  lo psicologo americano Gardner, i punti essenziali, le parole chiave per comprendere il funzionamento della mente umana  sono “ disciplina – sintesi – creatività – rispetto ed etica “. Nella sua teoria delle “Intelligenze multiple”, egli elabora una tassonomia, tutta particolare, delle intelligenze umane:

la “Mente disciplinata” è quella più classica, che accoglie gli input che riceve e riesce a individuare un campo particolare in cui applicarli e quindi brillare. Si acquisisce attraverso chiari messaggi che consentono di acquisire le differenze tra il vero ed il falso, il reale ed il fantastico, l’astratto ed il concreto; 

la “Mente sintetica” è quella che riesce a raccogliere le informazioni che riceve da fonti diverse e le sintetizza in maniera originale e sensata;

la “Mente rispettosa” è quella che accetta le differenze tra gli individui, si sforza di capire gli altri e di collaborare;

la “Mente etica” cerca di capire le caratteristiche e gli obiettivi del lavoro che si trova a svolgere; valuta i bisogni ed i desideri intorno ad essa, cercando di spingersi oltre gli interessi personali. Essa quindi, non fa riferimento solo ai principi della propria coscienza o, peggio, all’ambito dei propri interessi, ma si fa carico delle esigenze della società; 

la “Mente creativa” coltiva nuove idee e si pone domande insolite, arrivando a risposte inattese: questo tipo di attività si ottiene solo dopo aver consolidato i modi di pensare tipici della mente disciplinata e di quella sintetica.

 

 

 

educare eticamente e responsabilmente

educare eticamente e responsabilmente - Insegnanti Efficaci

         3 domande a…        

Luigi Alici

professore ordinario di filosofia morale presso l’università degli studi di Macerata, è stato Presidente Nazionale dell’Azione Cattolica Italiana.

A cura di Adriano Lonza

a.lonza52@libero.it

Il ruolo della scuola nell’educazione: educare eticamente e responsabilmente

 

1. Nell'epoca del virtuale è ancora possibile educare a un autentico dialogo

interpersonale? In questa prospettiva, esiste un ruolo specifico della

scuola?

Il mondo dell’educazione e quello della comunicazione (più o meno virtuale) oggi appaiono in concorrenza, perché comunicare ha assunto un carattere prevalentemente strumentale; per un ragazzo è più facile pensare ad una tecnologia fatta di strumenti, reti, apparati tecnologici, piuttosto che ad un amico! Eppure comunicare è essenzialmente uno scambio dialogico tra esseri umani, che imparano, in questo modo, ad interagire, cioè a compiere “azioni in comune”. In questo senso la comunicazione autentica è già di per sé un processo formativo, attraverso il quale si cerca, insieme, di dare forma alla vita. Tale processo si può considerare educativo in senso proprio, quando l’educando è accompagnato attivamente nel cammino che lo conduce dalla dipendenza all’autonomia. Se, al contrario, comunicare significa moltiplicare i contatti attraverso le più svariate “protesi” elettroniche, lasciando cadere la centralità dei contenuti e, prima ancora, l’intento di promozione reciproca, allora la dimensione “virtuale” diventa una forma di pericolosa evasione. E non c’è bisogno di tecnologie molto sofisticate: quando due persone parlano al telefonino isolandosi completamente dagli altri non fanno altro che abbandonare una porzione di vita reale, per rifugiarsi in una specie di bolla virtuale, astratta e deresponsabilizzante. Oggi più che mai la scuola ha il compito di restituire ai ragazzi il senso della realtà, aiutandoli a vivere il virtuale non come una fuga, ma come un sussidio capace di arricchire (anziché impoverire) la comunicazione, e mettendo i loro genitori in condizione di valutare più criticamente tali strumenti.

 

2. Qual è l'etica sottesa all'educare?

Certamente un’etica della responsabilità e del bene comune. Se educare significa impegnarsi in prima persona in una relazione liberante, tale processo presuppone una distinzione dei ruoli, ma non certo una separazione delle persone. La distinzione, che si riferisce alla diversità e all’asimmetria delle funzioni, non deve impedire che tutti i soggetti coinvolti nel processo educativo (quindi anche le istituzioni) si riconoscano accomunati da un medesimo orizzonte, che assume un valore positivo solo se coincide con il bene di tutti e di ciascuno. Qui si può misurare la distanza fra un modello contrattualistico di educazione, in cui ci sono clienti che “comprano” delle prestazioni tecniche (illudendosi che possano essere neutre rispetto al bene e al male), e un modello etico, in cui, pur nella differenza dei ruoli, ognuno è chiamato a “rispondere” dinanzi a stesso, alla comunità, alle istituzioni (ecco la responsabilità). In questo senso, al diritto di essere educato corrispondere il dovere di cor-rispondere (cioè rispondere insieme) all’appello del bene. Disponibilità e competenza restano requisiti irrinunciabili, ma dentro un’avventura comune, che consente di qualificare, proprio per questo, l’educazione come un’arte e un compito, oltre che una vocazione.

 

3. Nell'educazione, la regola è una formula limitante o liberante?

Etimologicamente, la regola fa pensare ad una condotta ordinata, retta, anzi di-retta, in quanto consente di raggiungere uno scopo attraverso la via più breve possibile. Solo da questo discende quella “rettitudine”, in nome della quale si può “reggere” e “correggere”. Come si vede, l’etimologia ci ricorda che la regola non è fine a se stessa, ma si mette sempre – quand’è autentica – al servizio di qualcosa di più alto. Potremmo ricordare un esempio che ci è offerto da Kant a proposito della libertà: quando l’uccello si alza in volo, può tracciare straordinarie traiettorie nel cielo grazie alla resistenza dell’aria, non certo nonostante essa! Sarebbe illusorio sognare una libertà di volo senza resistenza: vorrebbe dire sfracellarsi al suolo. La resistenza non è un ostacolo, ma la condizione che consente di volare. Ed anche se l’allievo soffre la regola (proprio come l’uccello che vola potrebbe soffrire il peso dell’aria), è proprio tale sofferenza il segno di una resistenza da vincere, di uno scarto da superare: in questo senso la regola è direzione, allenamento, disciplina. Può essere liberante solo se aiuta a volare; può diventare limitante solo se mette sadicamente piombo inutile nelle nostre ali.

 

 

Luigi Alici è professore ordinario di Filosofia Morale presso l’Università degli studi di Macerata, già Presidente Nazionale dell’Azione Cattolica Italiana (2005-2008), direttore della sezione  di Filosofia della Collana “ SUB – strumenti universitari di base edizioni La Scuola editrice, Brescia”,  ha pubblicato vari libri  di filosofia fin dal 1989. Testi interessanti, soprattutto per i docenti, sono stati: “Forme della reciprocità. Comunità, istituzioni, ethos” (ed. Il Mulino, 2004); “Forme del bene condiviso” (Ed. Il Mulino, 2007); La via della speranza. Tracce di futuro possibile ( Ed.AVE, 2006). Di recente pubblicazione il libro “Cielo di Plastica. L’eclisse dell’infinito nell’epoca delle idolatrie” (Edizioni San Paolo, 2009).

tre domande a tre domande a [67 Kb]

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         3 domande a…        

 

 

 

La questione educativa: una crisi o un’emergenza?

 

Intervista a Paola Bignardi, Ex Direttore della Rivista “Scuola Italiana Moderna”

 

A cura di Adriano Lonza

a.lonza52@libero.it

 


La questione educativa vive oggi  una crisi temporanea, o si pone come una vera e propria emergenza?

Credo che la questione educativa stia oggi attraversando una vera e propria emergenza. Ma al termine emergenza mi piace dare un significato non pessimista o disfattista, ma un significato positivo: è l’emergere di una dimensione che riguarda l’umanità, che dalla fatica e dall’asprezza di questo momento viene posta in luce. L’educazione letteralmente, viene “fatta emergere”, posta sotto i riflettori come un’imprescindibile azione umana, che ha bisogno di impegno, di intenzionalità, di responsabilità. Un’azione che non può essere affidata agli automatismi o al senso innato che poteva forse bastare in un contesto socialmente omogeneo e meno complesso di oggi, ma cha ha bisogno di scelte consapevoli e determinate da parte della generazione adulta che in tal modo è costretta a mettersi in gioco e a dichiarare che cosa conta nella vita, a partire da sè.

  Molteplici sono i soggetti coinvolti nel processo educativo (famiglie, scuola, comunità, strutture del tempo libero).  Può realizzarsi un collegamento tra di loro, anche nella prospettiva di trovare insieme nuove strade per uscire dalla crisi?

I soggetti che lei ha citato sono tutti importanti a fini della crescita di un ragazzo, anche se ciascuno esercita la sua funzione educativa in forma diversa, non sovrapponibile a quella degli altri. In altri termini, la maestra non è la mamma, ma la crescita di un ragazzo ha bisogno dell’azione educativa e differente di entrambe. Tuttavia oggi educare è particolarmente difficile e nessuno può pensare di poterlo fare da solo: per questo, più che parlare di possibilità di un collegamento, parlerei della necessità di esso. Oggi si può pensare di educare solo stringendo una vera e propria alleanza per l’educazione, da parte di tutte le persone e le istituzioni che hanno veramente a cuore la crescita dei più giovani.

   Quale rapporto tra “formazione” ed “educazione”?

La formazione è un termine che per lo più viene impiegato nella formazione professionale; essa include l’idea di un’azione che avviene all’esterno della persona, come può essere appunto quella che si compie per insegnare ad acquisire abilità o competenze professionali che servono per l’esercizio di un mestiere.

L’educazione è un’azione molto più complessa e delicata: essa fa riferimento all’azione con cui si aiuta una persona a diventare se stessa, a scoprire il valore della propria vita e dei doni personali che ha in sè. Educare significa sostenere una persona nella responsabilità di  diventare se stessa, con un’azione che non si sostituisce a chi deve crescere, ma fa solo da supporto. Ognuno deve diventare se stesso per il lavoro che compie su di sè, per la bellezza della vita che scopre nella propria coscienza, La figura dell’educatore è molto delicata, perchè deve saper essere discreta, capace di non sostiuirsi mai alle scelte che ciascuno deve compiere per la propria vita.

Qualità nelle scuole?

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La L.i.m. (Lavagna Interattiva Multimediale). Spazio aperto all'innovazione

La L.i.m. (Lavagna Interattiva Multimediale). Spazio aperto all'innovazione - Insegnanti Efficaci

 

 

L.I.M. (Lavagna interattiva multimediale) 

Didattica innovativa con una lavagna particolare

studio e ricerche di Adriano Lonza
a.lonza52@libero.it


LE POTENZIALITÀ DELLA LIM

Fin dai primi studi, la LIM è risultata essere uno strumento che permette di integrare con facilità le ICT nella didattica in classe. 


Alcuni ricercatori e alcuni insegnanti, che hanno sperimentato l'utilizzo in classe, hanno osservato che l'inserimento di questa tecnologia e delle sue peculiarità, nelle scuole, e nelle attività didattiche, migliora l’innovazione dell’ambiente di apprendimento e le tecnologie didattiche.

La LIM possiede alcune caratteristiche:

• è uno strumento versatile, adatto a tutte le discipline e ai diversi livelli scolastici;

• è di supporto all'esposizione del docente;

• influisce positivamente sull'attenzione, la motivazione e il coinvolgimento degli studenti;

• può contribuire a migliorare la comunicazione in classe, stimolando la partecipazione degli studenti attraverso  l'uso di una varietà di contenuti multimediali (testi, immagini, video, etc) nella didattica.


La lavagna digitale, infatti, è descritta da studenti e docenti come uno strumento che influisce positivamente su:

• la comprensione e la memorizzazione attraverso la possibilità di richiamo e ripasso;

• la riflessione dei docenti sulle metodologie impiegate e l'organizzazione delle attività didattiche; 

• le strategie per la personalizzazione e l'inclusione;

• il coinvolgimento e la partecipazione attiva degli studenti.




UNA TECNOLOGIA UTILE?


In alcune scuole e tra alcuni docenti, la LIM è percepita come uno tecnologia utile, che influisce favorevolmente sulla comunicazione e sui processi di apprendimento e insegnamento. 

La lavagna digitale è una tecnologia che attutisce i contrasti e dovrebbe entrare  nella pratica quotidiana o nello spazio educativo, senza invaderlo o stravolgerlo.
La LIM consente, infatti, un approccio graduale, una scoperta progressiva delle potenzialità dello strumento e della didattica con le risorse digitali. Sulla superficie interattiva, infatti, è possibile ancora scrivere e disegnare come sull'ardesia. Ciò facilita una prima familiarizzazione da parte degli utenti non esperti.Ecco perché le peculiarità della LIM offrono una tecnologia "a misura" di aula scolastica, che trova collocazione in classe, esprimendo, così, valore di innovativo.


LA LIM INFLUISCE SULLA DIDATTICA?


La LIM è considerata una delle condizioni principali di un processo di innovazione che dovrebbe avere come obiettivi:

• la costruzione di un ambiente di apprendimento adeguato alle nuove tecnologie;

• lo sviluppo di una didattica  centrata sugli alunni e sui loro bisogni formativi.


PURA  TECNOLOGIA MA NON SOLO

La Lavagna Interattiva Multimediale (LIM) è una superficie di grandi dimensioni che consente di visualizzare ed interagire con contenuti e applicazioni in formato digitale: testi, immagini, animazioni, video, software, etc.. 

Ma la LIM non è solo una tecnologia di proiezione. I contenuti e i software visualizzati sulla lavagna digitale “funzionano” esattamente come sul computer ad essa collegato: le icone dei programmi presenti sul pc possono essere cliccate, i file selezionati e trascinati, aperti, modificati, collegati, salvati e cancellati. 

La Lim è una periferica del computer. Per funzionare deve essere collegata ad un personal computer e ad un proiettore.

Il collegamento tra il computer e il proiettore consente di visualizzare sulla lavagna i contenuti presenti sul desktop del computer. Il collegamento tra la lavagna e il computer permette di trasferire l’interazione sulla superficie della LIM allo schermo del computer e viceversa.

Le lavagne interattive multimediali possono essere a proiezione frontale, integrata o a retroproiezione.
Attraverso lo schermo interattivo, un normale personal computer si trasforma nel “computer della classe”: una superficie sulla quale l'insegnante e gli studenti possono condividere contenuti ed operazioni in un processo di costruzione collaborativa delle conoscenze.